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Foto US Army 

Dare una definizione esatta di retrocomputing è cosa ardua se non impossibile, tanti sono i diversi aspetti che caratterizzano questa passione che ha comunque un comun denominatore: l’amore per le vecchie macchine.

Le motivazioni che spingono gli appassionati a dedicarsi a questo “hobby” sono molteplici. La nostalgia è spesso la molla scatenante, chi non vorrebbe rimettere le mani sul computer sul quale ha “giocato” a lungo da ragazzino o che ha anche solo sognato di poter utilizzare?

Ma chi si addentra in questa disciplina scopre presto altre nuove motivazioni.

Più si usano queste vecchie macchine e più si scopre quanto ci sia da imparare da loro. La tecnologia attuale si fonda su un passato che oggi ci sembra veramente lontano, e le motivazioni tecnologiche dei prodotti attuali le scopriamo solo studiando i prodotti passati e la loro evoluzione.

Scoprire le vecchie macchine è scoprire come e perché siamo arrivati ai computer attuali.

Guardandosi indietro si scopre inoltre che la strada dello sviluppo della tecnologia informatica è piena di geniali intuizioni ed interessanti realizzazioni che non hanno trovato futuro, e al contrario scelte tecnicamente sbagliate che ci siamo “portati dietro” dagli albori dell’informatica.

Appassiona infine il scoprire come le macchine del passato potevano essere “capite”. Le macchine di oggi sono talmente complesse che diventa impossibile comprenderne il funzionamento, un computer degli anni 70 era fatto per essere “capito” dal suo utilizzatore.

Il “retrocomputerista” non è un collezionista, o almeno non solo. Il piacere del possesso si unisce a quello di far funzionare le proprie macchine, magari dopo un estenuante lavoro di riparazione e studio. Egli apre le proprie macchine, le osserva e le studia, è soprattutto “curioso”, di conoscere e di capire.

Gli appassionati si ritrovano in appositi raduni da loro organizzati per mostrare le proprie macchine e scambiare esperienze, informazioni e macchine stesse. Altri momenti di incontro sono i principali mercatini dell’elettronica, di sovente battuti alla ricerca di macchine e accessori.

La comunità di questi appassionati è comunque ristretta, e il metodo di contatto è divenuto sempre più la rete, attraverso appositi gruppi di discussione e i siti degli appassionati.

ComputerHistory.it non vuole essere l’ennesimo sito di “retrocomputing”. Se siete curiosi, la mia pagina personale sull’argomento è su www.retrocomputing.tk. Tuttavia non poteva mancare una pagina dedicata alla pratica che consente di imparare tanto, molto di più che leggendo quintali di libri, perché solo attraverso l’uso delle macchine si può realmente capire, e sentire l’emozione dei tempi che furono.

Dopo il possesso fisico dell’oggetto, il nutrimento principale del “retrocomputerista” sono le informazioni. Per permettere la conoscenza e l’uso di queste macchine è indispensabile disporre di manuali, software, consigli per la riparazione, l’uso e la modifica delle proprie apparecchiature.

In questa sezione si vuole creare un piccolo archivio dove poter condividere le proprie informazioni ed esperienze.

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